La spiegazione è chiara ma la mia impressione è che fino a quando non avranno pubblicazioni su giornali scientifici gli studiosi mondiali ci andranno cautissimi!!
Le pubblicazioni per capirsi sono lo strumento di controllo della società scientifica... vorrei citare un nostro caso - italiano - avete presente l'egregio prof pugliese che aveva scoperto un metodo per "guarire il cancro ? " però non pubblicava...unico metodo accetato dalla comunità scientifità.da tutta la comunità scientifica...e non pubblicava perchè,secondo lui,medico ottantenne,
gli Italiani non dovevano sottoporsi alle regole della comunità scientifica...
Peccato che tutti la pensassero all'opposto...
Bene per anni continuò ad esercitare,a proporre le sue medicine,con apparenti risultati,esplose un caso, interventi parlamentari, interviste,un caos,il ministero della Sanità,lo guidava Rosy Bindy lo fermò,la destra insorse,e lui tosto! Non pubblico...
quando accettò di sottoporre il caso alle metodiche di validazione scientifiche...un vero disastro...dei casi per i quali si applicò il suo metodo..
UNO ed uno solo,il noto pentito che collaborava con Falcone,Buscetta!!,ebbe qualche risultato positivi, e per breve periodo...tutti gli altri...nessun risultato...
Eppure lui non si è mai voluto dare per vinto..
Spero che il professor...Yoshiaki Arata,al più presto pubblichi i suoi metodi e i suoi risultati...
Altro articolo
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero
N.B. Guardate bene non vi avevo detto che c'era un bel pezzo d'Italia dentro questo esperimento!!
Yoshiaki Arata, 85 anni, professore emerito giapponese (uno dei padri del nucleare avanzato nipponico e delle ricerche anche sulla fusione calda), forte nazionalista (in pubblico parla solo giapponese), decorato dall’Imperatore, ha vinto la sua battaglia ventennale da samurai.
Non ha smesso per un attimo di crederci, da quando Fleishmann e Pons annunciarono nel 1989 la sospetta fusione “in bottiglia” di molecole di deuterio (idrogeno più un neutrone di troppo) dentro un catodo di palladio.
Molecole leggere, sospinte per via elettrochimica (un moderato flusso di elettroni nel fluido, dall’anodo al catodo) dentro le strutture esagonali del palladio, fino a intrappolarsi in massa, collidere, premere l’una sull’altra, fino a pressioni spontanee di milioni di atmosfere, quindi spaccare i propri nuclei, emettere calore, tramutarsi infine in Elio-4. Una fusione nucleare in piena regola, ma ottenuta senza mostruosi toroidi ad altissima energia (tipo Iter), come nelle stelle.
Bensì dentro una modesta bottiglia, con un po’ di acqua pesante (deuterio, lo si trova in natura) e con un particolare metallo raro. E la corrente elettrica di casa. Senza radiazioni e con la produzione finale di un gas inerte, l’elio, utile per gonfiare i palloncini.
Troppo bello per essere vero. Fleishmann e Pons nel 1989 misero a rumore l’intera comunità scientifica mondiale ma non riuscirono mai a riprodurre stabilmente, se non per casi fortuiti, quel risultato straordinario, che avrebbe cambiato per sempre la storia dell’energia, del clima e forse della civiltà umana.
E loro, insieme ai seguaci, furono così tacciati di truffa, di cialtronaggine, di ascientificità, fino all’emarginazione completa dalla comunità scientifica mondiale.
Ma il samurai Arata tenne duro. Anche perché la sua tecnica di supercompressione del deuterio già negli anni 50 lo aveva incuriosito su certe strane anomalie incontrate con i metalli, che ora forse capiva. E decise di investire le sue ricerche su una strada diversa, per la fusione a bassa energia, da quella elettrochimica. Semplicemente spingendo, a forza di varie atmosfere, il deuterio dentro nanoparticelle di palladio, fino ad ottenere lo stesso iper-affollamento, la stessa vertiginosa crescita di pressione, la fusione e il calore.
Oggi ha mostrato pubblicamente a Osaka il suo reattore in funzione, che, con soli pochi grammi di palladio ha mosso un motore a pistoni Stirling.
Un reattore in parte realizzato anche con le idee di Francesco Celani e del suo gruppo di Frascati-Infn, il secondo laboratorio al mondo attivo sulla pista aperta da Arata (e il secondo gruppo di samurai).
Nei prossimi giorni Arata ci proverà non con 7 ma con 60 grammi di palladio e conta di avere centinaia di watt termici di guadagno.
Abbastanza da illuminare una casa, per mesi, forse con una bomboletta pressurizzata da un compressore da frigo.
Ma la notizia più importante di oggi, di fronte alla platea dei maggiori giornalisti scientifici giapponesi (e alcuni venuti dagli Usa), è aver inequivocabilmente mostrato la produzione, dentro gli esagoni di palladio, di consistenti quantità di elio 4, la firma dell’avvenuta fusione nucleare e della trasmutazione del deuterio. Al punto che gli astanti hanno coniato il termine di “Arata Phenomenon”. Che lui ha gentilmente accettato, con un inchino, appunto, da samurai.